che lavoro fai?
27 Agosto 2018
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che lavoro fai?
domanda semplice che prevede risposta,
altrettanto semplice
non sempre
se la tua risposta, del tutto naturale, dovesse essere

lavoro in un’agenzia di comunicazione
beh allora, credimi, potrai assistere a un ventaglio
di reazioni innumerevoli... tentato sguardo interessato o di profondo assenso ma con qualche percettibile vuoto cosmico…
parole tipo interessante... bello...
fino ad arrivare al mai desueto fico
ma che sotto sotto mascherano un senso di disagio… e poi c’è sempre la risposta con domanda di contrattacco del genere “ma che? pubblicità alla TV?”
ma la vera questione che aleggia tra i più che fremono dalla curiosità e dal desiderio di chiedere ma sono frenati nel loro ardire è…
quindi, in sostanza, cosa fai?

Cosa fare allora in questi frangenti?
Consiglio spassionato: non fermarti nella prima risposta alla parola comunicazione ma attaccaci subito un bel cioè (che salva sempre la vita)
e continua cercando di approfondire e magari facendo anche degli esempi concreti (che salvano sempre la vita) di alcuni vostri lavori.
Questo ti aiuterà se l’interlocutore non è particolarmente esigente, ma potresti anche incontrare l’intrippato di marketing, l’appassionato di illustrazioni,
il consumatore fobico di pubblicità, l’esperto in public relations e allora lì il gioco si fa duro e, come dice john belushi i duri devono cominciare a giocare.
E noi siamo qui per questo.
Cominciamo con un brevissimo quadro sulla pubblicità.
Non ti vogliamo annoiare ma ci teniamo a contestualizzare l’argomento. D’altronde non aspettavi altro!
Dapprima venne la réclame, tra fine Ottocento e inizio Novecento si comincia a fare “pubblicità” per posizionare un determinato prodotto sul mercato.
Affissioni alle vetrine, cartelli, manifesti, volantini.
Posizionare il prodotto non basta più, occorre stimolare nell’utente il desiderio e il bisogno di quel prodotto.
La réclame diventa advertising.
Negli anni Cinquanta tutto è all’ennesima potenza, è il boom economico e dagli USA arrivano manifesti, cartelloni e insegne che raffigurano il benessere.
La pubblicità, in Italia, approda in televisione nel 1957 e tra il telegiornale e il programma di prima serata è tempo di CAROSELLO.
La pubblicità non è più del prodotto… la pubblicità è il prodotto.
Anni Sessanta, manifesti colorati, campagne allegre, bel mondo. Le agenzie pubblicitarie si consolidano e si strutturano, la pubblicità è realtà, è lavoro.
Nasce il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (oggi Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, giunto alla 64a edizione).
Anni Settanta, il periodo segna un picco verso il basso del sistema pubblicitario. Le campagne sono più sintetiche, sobrie e molto meno costose. ma ecco che, finalmente tra gli anni Ottanta e Novanta la curva torna a salire e l’universo della pubblicità si popola di svariate figure: concessionari, free lance, studi di grafica, agenzie, centri media.
A cavallo del secondo millennio internet, il digitale, la rete e oggi i social stravolgono ulteriormente il modo di comunicare e di fare pubblicità alle prese con utenti reali e utenti virtuali.
Noi siamo qui, siamo fatti per comunicare, alcuni studi dicono che lo facciamo con le parole solo per il 7% mentre tutto il resto è comunicazione
non verbale: sguardi, gesti, posture, movimenti, tono o grado della voce.
Se andiamo indietro nel tempo ci accorgiamo che tutti i popoli hanno fatto pubblicità a loro modo.
Oggi le agenzie di pubblicità sono agenzie di comunicazione creativa e all’interno di queste lavorano varie figure (e una di queste potresti essere tu che cerchi ancora di spiegare che lavoro fai…)
MA! ACCIDENTI!
il tempo a tua disposizione è scaduto…
dovrai aspettare la prossima uscita…
to be continued.....
Vuoi conoscerci meglio??

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